Galleria Pisarro - Arte contemporanea
Per vederlo, hai bisogno di Flash Player.
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Tecnica: Mista
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Tecnica: Mista
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Tecnica: Mista
Misura: 100x70
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Tecnica: Mista
Misura: 50x100
Anno: 2009
Collezione privata
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Tecnica: Mista
Misura: 80x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 70x100
Anno: 2007
Collezione privata
Tiziano Cappelletti
Titolo: Durante il cammino
Misura: 80x100
Anno: 2006
Tiziano Cappelletti
Titolo: Scorcio sull'inconscio
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Eclissi
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Woman
Misura: 100x100
Anno: 2010
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 100x100
Anno: 2010
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 60x80
Anno: 2008
Tiziano Cappelletti
Titolo: Senza titolo
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Trascendenza dell'essere
Misura: 60x80
Anno: 2010
Collezione privata
Tiziano Cappelletti
Titolo: And the City
Misura: 100x100
Anno: 2009
Tiziano Cappelletti
Titolo: Scorie
Misura: 80x120
Anno: 2009

 
 
Tiziano Cappelletti
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FatmiraTiziano Cappelletti,in arte conosciuto con lo pseudo Fatmira è nato a Cantù (Co) nel 1977.fin dai primi anni ha subito il fascino precoce dell'arte,e dal 1999 frequenta vari corsi personali ,per una ricerca interiore di un proprio stile che si distinguesse da tutto ciò che fino allora aveva studiato, affascinato dalla pittura degli anni 40-50 studia Pollock , Rothko, Hartung,e molti altri .Ma in questo si distingue non per lo studio della loro pittura ,ma bensì per lo studio socio analitico degli artisti,ciò che gli ha smossi ad arrivare a tanta concretezza e contrapposizioni nei loro lavori ,i processi interiori passati dati dagli eventi della loro vita di questi personaggi, legati poi alle letture della psicologia contemporanea.Negli ultimi 10 anni Fatmira sperimenta diverse tecniche usando materiali come vernici , olii , corde , combustioni per esprimere lo stato di tensione e di deterioramento umano, di corpo , mente e anima presente nella vita di ognuno.Fatmira ,costruisce le proprie opere tirando fili e cucendo sulla tela come cicatrici sulla pelle,aggrappandosi al telaio con quel senso di precarietà e di flessione che ci appartiene e che cresce esponenzialmente.La tela fragile ,viene maneggiata,manipolata cosi come,nella realtà quotidiana avviene con le vite. Soffermandosi ,portando un momento di riflessione la dove ognuno di noi cela, dietro apparenze patinate o costruite,una fragilità esistenziale, che è parte dell'artista stesso .
 
credeva ,con tutto il cuore che la gente non avesse solo guardato i quadri
ma visto l'energia e la luminosita come nessun'altra espressione avrebbe potuto.
la consolazione della nostra mortalita con la vista della gioia della vita....
 
 
il suo obbiettivo non era il pubblico del mondo dell'arte
il suo obbiettivo era aprire gl'occhi e il cuore di chi osservasse i suoi dipinti....
 
 
che cosa sono io agl'occhi della gran parte della gente , una nullita?
un eccentrico? , una persona sgradevole.
qualcuno che non ha posto nella societa e che mai cel'avrà
in pratica l'infimo degli infimi.
magari è cosi ,ma anche se questo fosse vero......
un giorno.....vorrei poter mostrare attraverso il mio lavoro
tutto cio che questa nullita questo nessuno ha nel suo cuore.
ti stringo la mano ..per sempre tuo......
 
testo critico
 
TIZIANO CAPPELLETTI.
In arte Fatmira
 
A NERVI SCOPERTI
 
Fili colorati tesi su uno spazio da rivestire , in assenza di compiutezza come un buco una voragine da colmare . Fili che si intrecciano, come nervi, tensioni, di un’esistenza precaria ma disperatamente tenuta assieme. Congiunte in flessioni tra loro per tenere ,aggrovigliare ciò che rimane di noi che, ma abili solo a sfiorarsi. L’arte di Fatmira è fatta di equilibri instabili e di acute riflessioni strappi emotivi filamenti che trattengono un sistema di equilibrio mentale ,fisico,e della visione circostante che si condensano in una materia lieve e sottile ,fragile ma forte al tempo stesso come un filo.
L’artista utilizza la tela come uno spazio neutro e lo aggredisce di immagini astratte, tirate, generate dalla tensione di fili cuciti e tesi come l'essere alla ricerca di un appiglio stabile ; in altri casi adopera vernici, oli e combustioni, dando vita a composizioni impetuose e selvagge. Tali concrezioni, composte di materia, colore e forme in libertà, diventano emblemi di una urgenza che trova, nella pittura e nel gesto, il suo più profondo appagamento dopo turbinii di irrequietezza . L’utilizzo di materiali eterogenei consente all’artista di sperimentare audacemente con le superfici, generando una tridimensionalità complessa, ora perfettamente incentrata tra di essa, ora caotica e drammatica.
osservando tali composizioni così risolute, potrebbe essere chiaramente udibile l' eco dell’arte intimista di ogni artista che sperimenta se stesso misurandosi con l’opera ,alla ricerca di compromessi personali, ma anche un richiamo allo spazialismo per la capacità di esplorare le proprietà della tela facendola diventare un vero e proprio ambiente se non addirittura, nel caso del nostro, autentico spazio vitale. Ma altresì uno spazio intimo all'artista, per scandagliare se stesso È infatti sulla tela che si consumano le esperienze, le riflessioni esistenziali che vuole esprime con il suo lavoro.
Chi osserva solo,davanti all’opera di Fatmira ne trae riflessioni personali di uno spazio temporale ,rimanere soli con se stessi e i propri tor ,angoli più sconosciuti ,tesi fragili ma che assieme si reggono in ciò che siamo. Un guardarsi allo specchio e vedere cosa ci compone dal didentro nelle nostre tensioni cosi disperatamente diverse.
Delimitati da un contorno ben circoscritto, i fili colorati segnano un percorso fatto di trazioni e contrappesi che talvolta esplodono in schiume polimateriche, oppure restano rigidi, composti nel loro disegno preventivamente concertato. esiste infatti casualità e progetto nell’opera d’arte, dettato da istinto e meditazione ,all'impatto emotivo con se stesso, ma sempre con la consapevolezza del gesto e della composizione.
Le opere di Fatmira, come i visi o maschere che ci mettiamo, mutano incessantemente, si prestano ad infinite manipolazioni che le rendono sempre diverse: nel cambiamento, nella mutazione, l’artista scopre nuovi codici per raccontare, per raccontarsi, per cogliere se stesso e gli altri ad un livello di inconscio dove nessuno può conoscersi, comprendersi se non all'improvviso davanti ad una evidenza, segnata da eventi, cicatrici rapportati in fili come segnature del nostro cammino.
I suoi intrecci, tuttavia, vogliono essere la ricerca delle possibilità (infinite) plasmate nel tentativo di dar vita a nuovi mondi, a dimensioni sconosciute e indecifrabili: non solo, infatti, la rappresentazione di immagini puramente astratte, ma anche sottili geometrie evocanti forme che, nella nostra immaginazione, sarebbero libere di mostrarsi con definite fattezze,una volta accettate e capite
Ci troviamo pertanto di fronte a strutture aperte che offrono allo spettatore una visione mai statica ma, al contrario, la possibilità di percepire l’opera in maniera sempre diversa. In una sorta di quarta dimensione, l’artista plasma una realtà che si configura come formula per la comprensione di noi stessi e del mondo. Come i bambini che comprendono il mondo loro circostante con astrattezze colorate ,con Fatmira si ritorna ai gesti ancestrali di forme, perdersi, per poi ritrovarsi, a concepire però con la giusta comprensione di chi sa guardare. Apriti lasciati andare ad emozioni e tensioni concezioni non trattenere nulla ne usciranno grovigli matasse che finalmente liberate si intrecceranno con quelle di altri ,Spazio temporale tra fasi crescitive del proprio tempo, passato-presente.
Potremmo suggestivamente definire paesaggi psichici gli universi evocati nei lavori di Fatmira, scenari ignoti che, attraverso impalpabili delicatezze e ruvide feritoie, ci conducono nell’universo del nostro vissuto. L’esperienza umana esce così allo scoperto, mostrando le sue nervature e i meccanismi che la compongono. I sedimenti che, giorno dopo giorno, si sono andati accumulando sulla superficie delle umane esistenze, diventano protagonisti di una realtà che trattiene, come una spugna, i segreti più profondi.
La sensibilità di trame che rimandano a impercettibili sospensioni, così come la crudezza di superfici scalfite, restano fedeli a una poetica che aspira ad indagare l’incontrastabile imprevedibilita della vita e le inevitabili tracce che il tempo lascia nell’uomo e che, di contro, l’uomo lascia nel mondo. Fatmira sembra muoversi proprio alla ricerca di quelle impronte dell’essere che ritroviamo per il mondo oppure su noi stessi, spesso sulla nostra stessa carne. Se è vero che l’uomo non esiste senza il proprio passato, allo stesso modo l’artista non esiste senza le tracce di cui si fa portavoce, tramite le proprie opere e cicatrici mentali.
Ricordi, promesse, incontri e distanze: un coacervo di emozioni che la tela, come il nostro viso, assorbe e fa propri.
Mettere a nudo le ferite dell’esistenza diventa un imperativo assoluto ed irrinunciabile,nella ricerca psichica e analitica, nel giogo dell’ incertezza che ci tiene sospesi, come fili che molto spesso restano immobili nella loro solitudine, intrecci di scie di vita e di vissuti,ma impossibilitati nel contatto con l’altro. Nella solitudine, scopriamo la nostra fragilità, spesso celata dietro apparenze patinate e a prima vista invulnerabili: in un folgorante isolamento, scriviamo, con un filo colorato, la nostra storia, simile a quella di altri che ci vivono accanto, legati ad una comune matrice. In questa -effimera- vicinanza fisica, ci scopriamo tuttavia incapaci di forgiare un unico tessuto, una storia che diventa comune,ma bensì ci allontaniamo.
È il tempo una delle chiavi di lettura esemplari utili alla comprensione del lavoro dell’artista: un tempo che logora, alterando le superfici, un flusso inarrestabile che, fragilmente, ci tiene legati alla vita, in bilico. Proprio come su di un filo al suo telaio, come un equilibrista nel circo dell’esistenza.
L’opera, come le nostre vite, va incontro ad un deterioramento: Fatmira non nasconde il trascorrere inesorabile del tempo, ma ne fa un elemento prezioso ed emblematico per la sua arte. Il tempo che lascia segni su di noi e attorno a noi.
Prendiamo un filo,una scia e seguendola vedremo i solchi le linee del passato e del presente le linee e le mappe che tracciano la nostra mano aprendola , e il nostro corpo osservandolo.
 
 
 
Powered by Vistaprint. Spazio Web per le piccole aziende.