PAOLO BRASA
La mia attività artistica iniziò quattro anni fa con la realizzazione dei primi graffiti legali sulla palestra del mio Istituto Tecnico Agrario. Da allora ho differenziato due attività artistiche diverse, legate una all’altra, ovvero quella pubblica e quella privata. Per il pubblico dipingo murales in collaborazione con le amministrazioni locali, trattando temi di interesse sociale ed ambientale, mentre per me dipingo sia a bombolette che ad olio e ad acrilici, soggetti più introspettivi legati alle mie emozioni e pensieri, o anche temi sociali che poi sviluppo anche con i murales.
Ho partecipato a diversi concorsi di murales e ho collaborato con diverse persone, nell’ambito dei graffiti, ma da anni dipingo sempre da solo. Per dipingere insieme a qualcuno, avrei bisogno di fare un clone di me stesso. Le altre persone non vanno bene.
Sono fortemente legato alla Natura e all’ambiente vegetale poiché ho studiato all’Istituto Agrario, prima di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Bologna che tuttora frequento. La Natura fa parte di me in maniera importante e influenza tutta la mia pittura. Decisive in questa influenza sono senz’altro le numerose esperienze lavorative di giardinaggio, presso ditte o in proprio.
Tra i temi che mi stanno più a cuore ci sono l’inquinamento, gli scenari post-industriali, i soggetti surreali legati alla natura, all’industria e alle città.
La mia poetica verte principalmente sull’introspezione che può sfociare sia su temi di interesse generale che su sentimenti od emozioni prettamente personali. A volte dipingo immagini che ho sognato di notte, a volte devo esprimere un’emozione che sento dentro, uno stato d’animo che raffiguro tramite un paesaggio e un gioco di colori, altre volte è un’idea.
Come detto, godo beneficamente dell’influenza della Natura sulla mia pittura, e attingo forme e significati da essa senza mai stancarmi e meravigliarmi delle sue incredibili forme. Ho sempre detto che la Natura è la miglior scenografa di tutto il mondo, e ne sono pienamente convinto.
Altresì i paesaggi urbanizzati ed industriali esercitano un notevole fascino su di me, come pure le ambientazioni fantastiche e surreali, mentre le persone occupano la parte sociale dei miei quadri, e le raffiguro come persone anonime caratterizzate dalle proprie azioni e dal contesto, e non dalla loro anima. Sono quello che fanno, il modo in cui lo fanno e il luogo in cui lo fanno. Personcine, a volte quasi tenere, che simboleggiano tutti i mali e i pregi della società.
Per rappresentarli mi ispiro all’iconografia della segnaletica stradale, che secondo me è la più geniale ed efficace rappresentazione sintetica dell’essere umano. L’inventore di quel linguaggio comunicativo è un genio del XX secolo.
Ogni quadro, comunque, rappresenta sempre uno stato d’animo, qualunque sia il soggetto dell’opera o il messaggio trasmesso. Questo aiuta molto a comprendermi meglio, ed è uno degli aspetti che preferisco della mia pittura.
Quanto allo stile, poiché adoro l’impressionismo, ho cercato di trovare dentro di me una visione di impressione del mondo circostante, che fosse verosimile ma non realistica e che passasse attraverso territori di fantasia e surrealismo. Il mio impressionismo ricerca il movimento in ogni singola cosa, che sia cielo, roccia, strada o mulino a vento. Ogni elemento ha il suo dinamismo ed ogni elemento nasconde molti più colori di quanti non ne vediamo davvero nella realtà. Io tiro fuori tutti questi colori, spesso esagerati, dagli oggetti e li faccio vedere come se appartenessero realmente ad essi.
Quando dipingo su tela, quindi su superfici minori, per conquistare un discreto livello di dettaglio faccio una modifica alla tecnica, come si può fare con un motore cui si modificano i componenti per avere più potenza, e aggiungo l’uso del pennarello nero. In questo modo, oltre a guadagnare in particolari, il disegno acquista maggiore velocità e dinamismo, diventando elettrico, vibrante di energie vitali, come se non fosse un disegno compiuto ma una bozza in movimento, ancora in fase di definizione.
A volte, invece, per scene più solenni, o statiche, o più di atmosfera, mi basta usare le bombolette spray perché il pennarello, in quei casi, toglierebbe forza alle immagini.
La mia pittura ad olio e acrilico è ancora avvolta in un vortice nebuloso di confusione, ed oscilla tra cinque o sei stili diversi, che a loro volta originano dei sottostili e variazioni sempre mutevoli. Sto ancora cercando la mia strada in quel campo, ed è anche uno dei motivi per cui ho cominciato l’Accademia.