MASSIMO BALLARDIN
Biografia
nato a Thiene Vi nel 1965
residente a Sarcedo Vi
1999
SurfacingPersonale_Villa Giusti_Zugliano_VI
"Surfacing", oltre che il titolo, è anche la parola chiave per capire la proposta culturale che di questa mostra personale con cui Massimo Ballardin di fatto inaugura la galleria di Villa Giusti a Zugliano. Il termine surfacing deriva dall'inglese e significa affiorare, apparire, portare alla superficie: quel manifestarsi che in letteratura si chiama epifania. L'artista porta alla superficie, fa emergere ciò che sta sotto, che sta al di là, facendogli superare la "soglia" epifanica tra l'incognito e il conosciuto; soglia che in queste opere è rappresentata fisicamente dal colore dal colore di superficie che tutto copre, portando ad un unico livello l'esperienza percettiva. Starà all'artista, mosso dalla sua sensibilità e dal modo di sentire, rimuovere la superficie in una "magica" esperienza per far trasparire quello che sta sotto, sondando quel grande orizzonte che va oltre la nostra esperienza percettiva. Mentre solitamente è la percezione visiva che nell'osservatore attento diventa sensazione, in queste opere è la sensazione che spinge l'osservatore a ricercare oltre la superficie ciò che si manifesta come percezione, cioè l'esperienza visiva. Ferdinando Ofelli
2003
WorksPersonale_Showroom Gili_Schiavon_Vi
Nelle opere che compongono questo evento l’artista Massimo
Ballardin riprende il filo conduttore della sua precedente
esposizione...
WorksPersonale_Showroom Gili_Schiavon_Vi
Nelle opere che compongono questo evento l’artista Massimo Ballardin riprende il filo conduttore della sua precedente esposizione (dal titolo "Surfacing", vale a dire affiorare, emergere) e ci propone un nuovo affascinante viaggio alla scoperta delle tracce e dei gesti che stanno alla base della sua creazione visiva. Il processo primordiale che anima queste nuove immagini porta Massimo Ballardin ad attingere e a catturare visivamente da un mondo tangibile pre-esistente (i mezzi di comunicazione offrono oggi una infinità di orizzonti). Questi prelievi, sfuocati, sgranati e ingranditi, vengono trasportati e ridefiniti in un nuovo scenario. La ricerca di una incontaminata e maggiore "casualità" di nuovi spazi percettivi, di inaspettate visioni, subentra così, in questo nuovo ciclo di opere, alla ricerca di una libera gestualità che era alla base delle creazioni precedenti, ma pur sempre vincolata e guidata da un profondo legame inconscio. Incollate sulla tela, queste iniziali presenze vengono poi ricoperte con un’unica tonalità (impasto composto da resina acrilica con pigmento rosso o blu). Successivamente, ancor prima che la superficie si consolidi, l'artista inizia l'affascinante e imprevedibile fase della ricerca. Un po’ come fa l’archeologo, ripulendo, asportando, l’artista ritrova le tracce sotto la superficie fino a quel momento piatta: tracce che, nelle parole dello stesso Massimo Ballardin, "aprono, rivelano delle sensazioni che fino ad allora stavano sotto, al di là con ciò che riappare e riemerge. L’’inversione del processo di creazione pittorica tradizionale. Si procede a ritroso, recuperando i gesti iniziali: non si aggiunge ma si toglie, si asporta e, così facendo, si ri-scopre. Le visioni scarne, incisive di Massimo Ballardin diventano in questo modo anche sacche della memoria, luoghi interiori in cui il ricordo riaffiora attraverso l’sti/attimi che ad esso si sono sovrapposti. La memoria ingrandisce i particolari seguendo una propria logica misteriosa, sof’artista, in modo simile, le tracce iniziali vengono scelte secondo un criterio di selezione istintiva e, come i ricordi, emergono diverse dalla loro forma originaria al te’oggettivo, il già esistente (il bianco della tela e il nero della xerografia) vengono letti attraverso il colore/emozione (il blu e il rosso, la terra e il cielo, il polo freddo e il polo caldo) vissuto dall’artista. Lucia Sartori
2005
Le stanze dell'animaPersonale_Galleria Art and Craft_Padova
L'idea che ha animato questo progetto (assieme all’artista Carla Villani)
nasce dalla volontà di confrontarsi su uno spazio (in questo caso la tela) "uguale" per forma e dimensioni, ma "diverso" per modo personale di...
Le stanze dell'animaPersonale_Galleria Art and Craft_Padova
L'idea che ha animato questo progetto (assieme all’artista Carla Villani) nasce dalla volontà di confrontarsi su uno spazio (in questo caso la tela) "uguale" per forma e dimensioni, ma "diverso" per modo personale di rapportarsi e della conseguenta interpretazione.
Nel progetto ”Le stanze dell'anima" la tela diventa fisicamente "parete", confine ultimo tra il suo interno e ciò che sta al di là. La superficie dei suoi quadri, inizialmente bianca e liscia, è diventata "materia", grazie all'uso sapiente di calce, cemento, resina.
Brandelli di muro, profonde stratificazioni, enormi spessori diventano rivelazione tattile dell'io profondo portato all'evidenza, frammento di spazio vissuto che semplicemente affiora e che intuitivamente percepiamo, frammento di quel particolare e preciso istante che si materializza. La "parete" diventa così schermo, luogo di proiezione. Le vision i di Ballardin diventano recupero della memoria e luoghi interiori in cui il ricordo riaffiora piano piano quasi trasfigurato. Il silenzio e la fisicità dello spazio è sublimata da bagliori di luce che sembrano accendere e rivelare una energia primordiale che pervade e scuote. Una luce che è dentro, che ha bisogno della materia per farsi stato d'animo, sogno, conoscenza.
stanze come spazi di confronto e dialogo,
stanze come contenitori di suggestioni ed emozioni,
stanze come luoghi segreti ed intimi, specchio del nostro essere
2006
Terra di confinePersonale_Showroom Gili_Castelfranco V.to_Tv
Nel ciclo di opere "TERRA DI CONFINE" esposte ora a Castelfranco Massimo Ballardin si confronta con l'artista Daniela Marcon. Terra, intesa come profonda esperienza della materia, diventa un luogo di incontro...
Terra di confinePersonale_Showroom Gili_Castelfranco V.to_Tv
Nel ciclo di opere "TERRA DI CONFINE" esposte ora a Castelfranco Massimo Ballardin si confronta con l'artista Daniela Marcon. Terra, intesa come profonda esperienza della materia, diventa un luogo di incontro, un luogo dove avvicinarsi e identificarsi. Ma nello stesso tempo questo è anche il confine, è il limite che separa l'esperienza dei due artisti. Entrambi lavorano e dialogano con essa, ma l'interpretazione e il vissuto li spingono in direzioni ed esperienze visive differenti.
Massimo Ballardin continua il percorso sul sapiente uso dei materiali (calce, cemento, resina, xerografia) che lo ha contraddistinto negli ultimi lavori.
Brandelli di muro, profonde stratificazioni, enormi spessori diventano rivelazione tattile dell'io profondo portato all'evidenza, frammento di spazio vissuto che semplicemente affiora e che intuitivamente percepiamo, frammento di quel particolare e preciso istante che si materializza.