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Marius
Titolo: Volo Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2008
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Marius
Titolo: Imagination Tecnica:Olio su tela Misure: 80x100 Anno: 2006
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Marius
Titolo: Incontro Tecnica:Olio su tela Misure: 80x100 Anno: 2006
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Marius
Titolo: Latina Tecnica:Olio su tela Misure: 70x100 Anno: 2005
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Marius
Titolo: Love Tecnica:Olio su tela Misure: 100x100 Anno: 2004
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Marius
Titolo: Lovers Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2004
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Marius
Titolo: Marinette Tecnica:Olio su tela Misure: 100x120 Anno: 2006
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Marius
Titolo: Maternity Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2005
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Marius
Titolo: Maternity Tecnica:Olio su tela Misure: 70x100 Anno: 2005
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Marius
Titolo: Miki Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2006
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Marius
Titolo: Mitzi Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2005
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Marius
Titolo: Morgana Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2005
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Marius
Titolo: Sibilla Tecnica:Olio su tela Misure: 70x100 Anno: 2009
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Marius
Titolo: Galatea Tecnica:Olio su tela Misure: 80x120 Anno: 2008
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Marius
Titolo: Guerriero Tecnica:Olio su tela Misure: 70x100 Anno: 2009
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MARIUS Recensione del Cavalier Giancarlo Alù Nell'arte contemporanea accade raramente una sorta di miracolo psicofisico, una sorta di transustanziazione morale ed artistica che agisce a livello di linfa vitale per la nascita di autentici talenti come il pittore Marius. Purtroppo non conosco la sua origine artistica, ne il suo pensiero etico, ma di una cosa ci si rende subito conto leggendo i suoi quadri: si è di fronte ad un vero Artista, ad un'anima estremamente sensibile e capace di produrre principi di interiorità intrasferibili altrimenti nella forma della pittura. E la sensazione che ho avuto è stata quella di trovarmi a contatto con Paul Cezanne redivivo, trasformato e reinventato dalla mente modernista, con la stessa mediaticità con la quale, per dirla con Maurizio Bonicatti, al contrario della filosofia dell'Impressionismo, il campo di immagine d'un dato soggetto introduce l'Artista in un processo riflettente, per cui la coscienza immaginativa trova l'unità di giudizio nel rispecchiamento della propria dimensione, prescindendo dall'altra dimensione diacronica, ossia il tempo storico, in cui comunque opera ed al quale egli quindi appartiene. I soggetti valorizzati dal Maestro Marius, sono un'astrazione delle realtà banali, interpretata attraverso una sinergia emotiva e profondamente vitalizzante: il quadro "le amiche" è un perfetto esempio di questa non ricerca dell'esteriorità formale, ma di una riflessione, nel senso filosofico del termine. Infatti secondo il Locke, che complementa il concetto aristotelico di "riflessione", essa assume anche il significato di "coscienza" o senso interno, cioè percezione delle operazioni che l'anima compie dentro di sè sulle idee ricevute dai sensi. Nel suddetto quadro agiscono tre figure di fanciulle nel pieno della loro femminilità, freschezza, disinvoltura, con un pizzico di arroganza e di challenge, sorridenti e spavalde ma ...esse sono un "riflesso" di una visione dell'Artista, una volontà e l'inconscia emozionalità di Marius e della sua Arte. Il concetto stesso del Maestro Marius avrebbe bisogno di maggiori analisi ed approfondimenti cognitivi, come nello scavo di una miniera di diamanti, che non in un limitato spazio-tempo nel quale sto scrivendo questa breve nota... Ed analizzando altre Sue Opere, quali la modella o la prima violinista, ancora una volta la razionalità formale viene sconvolta con l'ausilio della cromia, così luminosa e densa nello stesso tempo, con pennellate compendiarie, ricche di humus pastoso ed inquietante contemporaneamente. La realtà comune di una figura muliebre che sta suonando un violino è trasfigurata in suoni colorati e nel suo gesto virtuoso si avverte l'eleganza musicale della figura, con bagliori purpurei, quasi semicrome di un contesto che emerge o sprofonda in un background turbinoso, con improvvisi balenii luminosi per poi far scomparire le tonalità del cromatismo musicale in un contesto cupo e nuvoloso preannunciante un temporale estivo. Nell'altro quadro "the violinist" credo che il Maestro Marius ha raggiunto l'acme della sua espressività artistica. Qui c'è veramente l'essenza di Paul Cezanne dei "Giocatori di carte" del Louvre dipinto 116 anni fa! Marius nel "The violinist" ricrea quella ieraticità formale e spirituale intessuta, intrecciata, impastata con i colori dell'anima. Ancora una volta, miracolosamente, il concetto spazio-tempo espresso nell'iconografia estetica rivela tutta la sensibilità e la maestria espressiva del nostro straordinario Artista: la violinista non sta suonando. Eppure la musica si sente, dolcissima, soffusa, dai toni melodiosi e pastosi, una musica che entra nel cuore del lettore del quadro. Ella è statica, nobile, quasi bizantina, e quel gesto del tenere il violino e l'archetto con mani invisibili, il corpo stante, scuro, allungato, con il volto ovale appena accennante un sorriso, è di una tale spiritualità ed eleganza che il formale, il materiale e corporeo dell'immagine svaniscono come per incanto. E come per incanto si indovina un'armonia di suoni, e la musica si sente, dolcissima, soffusa, dai toni melodiosi e pastosi, una musica che entra nel cuore, nell'anima del lettore del quadro. Il solo elemento estraneo eppur così connesso, così naturalmente vivo ed... illuminante è proprio un lampadario a tre luci che funziona da cartina di tornasole per la radicalizzazione razionale del concetto non razionale e divinamente musicale di quest'Opera. E questo mi ricorda una frase di Beethoven che potrebbe aver ispirato il Maestro Marius, e che comunque è perfettamente rispecchiante l'immagine della "violinista che non suona": "...e non posso che disprezzare questo mondo incapace di sentire che la musica è una rivelazione superiore a tutta la saggezza e a tutta la filosofia."
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