Marco Arduini è nato a Reggio Emilia, si è diplomato all'Istituto d'Arte "G. Chierici".
Dal 1997 ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e anche all'estero.
Sue opere sono presenti in collezioni private e pubbliche.
ON THE ROAD: ANNI SESSANTA E DINTORNI
"Mito, Memoria e Storia sono alla base di questa singolare rivisitazione degli anni Sessanta operata da Marco Arduini; il quale scandisce le tappe del suo personale 'amarcord' attraverso le automobili e le moto dell'epoca, protagoniste assolute delle sue opere: veicoli che appartengono ormai all'immaginario collettivo, testimonianza dei nostri giovanili ardori on the road quando l'Italia conobbe, per la prima volta, l'ebbrezza e la frenesia della motorizzazione di massa.
É grazie dunque a queste storiche icone da Italian Graffiti - dalla Fiat 500 alla Vespa - che Arduini compie i suoi molteplici viaggi nel tempo e nell'arte lungo le strade di un turismo d'annata: strade che portano alla Riviera Adriatica, alle Dolomiti, presso i laghi, o nelle grandi città come Roma e Parigi.
E se nel dipinto manca il nome dei luoghi, ecco i titoli dei quadri supplire alla stilizzata indeterminatezza del paesaggio di sfondo con l'indicazione precisa delle coordinate spaziali e temporali del viaggio: "Marina di Ravenna, 1967", ad esempio, oppure "Passo Pordoi 1968", "Lugano, 1960", ecc. ecc.
I titoli, dunque, si pongono come le indispensabili pagine di un diario che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta e in cui l'auto o la motocicletta interpretano il ruolo del primo attore, rappresentano l'epifania del mito on the road. Il palcoscenico, infatti, è tutto per loro poiché gli uomini e gli oggetti che appaiono in scena – rade presenze da comprimar i- contribuiscono ad amplificare non solo l'idea del viaggio, ma anche l'assoluta supremazia del veicolo che domina un scarno paesaggio di sintesi, immobile nella luce artificiale di timbriche cromie.
Così, per illustrare questo diario di viaggio, e questo campionario di scintillanti veicoli, Arduini si serve di un brillante vocabolario neopop (utilizzando acrilici e tempere) praticando una "sterilizzazione linguistica" che rifiuta ogni ipotesi mimetica, ogni profondità di volumi, ogni drammatizzazione dinamica. L'artista impiega infatti il freddo e oggettivo linguaggio dello stereotipo, a metà strada tra grafica pubblicitaria e fumetto, che tuttavia sa unire ad una stringata pulizia formale una felice disposizione verso il racconto di sintesi. Ma - e qui scatta il cortocircuito voluto dall'artista - la sterilizzazione dell'immagine rappresenta anche il massimo della sua evidenziazione, la sua "astrazione" il massimo della sua concretezza. E solo così il viaggio on the road può continuare verso altri luoghi, verso altri approdi dell'arte."
(Giuseppe Berti)